Dal 20 febbraio al 16 maggio 2026, il MACTE Museo d’Arte Contemporanea di Termoli presenta Io, Testimone, mostra personale dell’artista curda Zehra Doğan, a cura di Francesca Guerisoli. L’esposizione propone un articolato percorso attraverso opere pittoriche, disegni, video, fotografie, graphic novel, bambole, installazioni e arazzi, ripercorrendo i principali snodi della ricerca dell’artista e mettendo in luce una pratica profondamente intrecciata all’esperienza biografica e all’impegno politico.
Artista, attivista e giornalista, oggi rifugiata politica a Berlino, Zehra Doğan concepisce il disegno e l’immagine come strumenti di testimonianza.
Condannata e incarcerata per il suo lavoro giornalistico e per un’opera che documentava la distruzione della città di Nusaybin, ha trasformato l’esperienza della detenzione in un luogo di produzione e di resistenza. Dalla privazione nasce un linguaggio visivo essenziale e necessario, in cui l’atto artistico si afferma come gesto di sopravvivenza, affermazione di sé e presa di parola.
All’interno delle opere in mostra, la figura femminile assume un ruolo centrale, configurandosi come nucleo simbolico principale della sua ricerca. Corpo vulnerabile e insieme potente, si declina tra l’infanzia e l’archetipo mitologico della dea serpente, dando forma a una presenza ibrida e metamorfica. In questa figura si concentra una possibilità di trasformazione, rigenerazione e resistenza che si oppone ai dispositivi di controllo e violenza inscritti nella storia individuale e collettiva delle donne.
Le opere, costruite attraverso la stratificazione di materiali, segni e narrazioni, testimoniano come la reclusione non abbia mai interrotto la voce dell’artista ma, al contrario, ne abbia intensificato l’urgenza: diventano spazi di memoria condivisa e di relazione, capaci di tenere insieme biografia e storia, esperienza personale e responsabilità collettiva.
Nel lavoro di Doğan, una forte dimensione simbolica si intreccia a una chiara tensione sociale e politica: realismo e visioni archetipiche convivono in composizioni potenti e cromaticamente intense, restituendo la sofferenza vissuta, la forza della resistenza e la vitalità della cultura curda.
Io, Testimone attraversa tre momenti fondamentali della vita dell’artista: il periodo precedente alla detenzione, l’esperienza del carcere e la produzione più recente.
All’interno del percorso trova spazio anche Prison n°5, graphic novel – oggi presentata in forma di installazione – nata clandestinamente nel carcere di Diyarbakır, dove Doğan, privata dei materiali artistici, realizzò il proprio racconto visivo disegnando sul retro delle lettere ricevute dall’esterno.
Zehra Doğan è nata nel 1989 a Diyarbakir (Turchia) e risiede a Berlino e lavora come artista in Europa in modalità nomade. Si è laureata al programma di Belle Arti dell'Università di Dicle ed è co-fondatrice di JINHA, la prima agenzia di stampa tutta femminile. Durante la guerra in Iraq e Siria, è stata reporter da entrambi i paesi ed è stata una delle prime giornaliste a parlare con le donne Ezidi liberate dalla schiavitù dell'Isis nel nord dell’Iraq. Dopo l'inizio degli scontri tra l'esercito turco e il PKK, è stata inviata in città sotto coprifuoco come Cizre e Nusaybin. È stata imprigionata nel luglio 2016 a Mardin, un giorno dopo aver lasciato Nusaybin. È stata sottoposta a custodia cautelare per 5 mesi e rilasciata sotto controllo giudiziario dopo la sua prima udienza in tribunale nel dicembre 2016. Alla fine del processo nel marzo 2017 è stata condannata a 2 anni 9 mesi e 22 giorni per “propaganda terroristica” a causa della sua copertura giornalistica e di un suo dipinto sulla conquista della città di Nusaybin. Il tribunale superiore ha confermato la sentenza nel luglio 2017 ed è stata mandata in prigione. Il 23 ottobre 2018 lo Stato turco adotta una misura di allontanamento forzato contro Zehra Doğan. Zehra è stata mandata nella torva prigione di Tarso. Zehra è stata rilasciata il 24 febbraio 2019. In questi anni Doğan ha ricevuto diversi premi, tra cui il Metin Göktepe Journalism Award (2015), il Rebellion's Artist in the World Prize (2017), il Freethinker Prize dall'Associazione svizzera dei liberi pensatori, Frei Denken (2017), il Courage in Journalism Award dall'International Women's Media Foundation (2018), l’Exceptional Courage in Journalism Award dalla May Chidiac Foundation (2019), Premio Ipazia dell’Eccellenza al Femminile – Sezione Internazionale (2020), Primo Premio Carol Rama (2020).
Tra le sue mostre più significative: Light and fight - Luce e lotta nelle opere di Zehra Doğan, Fondazione MACC, Calasetta (2025); ЯE:IMAGINE: THE RED HOUSE, Maxim Gorki Theatre, Berlino (2025); Avremo anche giorni migliori - Opere dalle carceri turche, Museo di Santa Giulia, Brescia (2019); Oeuvres évadées, Espace des Femmes, Parigi (2019); The Pencil Is a Key, Drawings by Incarcerated Artists, Drawing Center, New York (2019); Ê Li Dû Man – What’s left of it, Tate Modern, Londra (2019), 32.Biennale di Pontevedra (2025).
Zehra Doğan è autrice dei libri: Zehra Doğan, Avremo anche noi dei bei giorni. Scritti dal carcere, edito da Fandango Libri (2022) e Zehra Doğan. Prigione N°5, edito da Becco Giallo (2021).
Francesca Guerisoli è storica dell’arte contemporanea, critica d’arte e curatrice. La sua ricerca si concentra in particolare sul rapporto tra l’arte e la dimensione sociale e politica, la museologia del contemporaneo e le pratiche artistiche emergenti. È stata direttrice artistica del MAC Museo d’Arte Contemporanea di Lissone e attualmente dirige il MuDi Museo Diffuso di Lentate sul Seveso. Dal 2010 cura la programmazione di Fondazione Pietro e Alberto Rossini e insegna all’Università di Milano-Bicocca e all’Accademia di Belle Arti di Roma. È stata membro del comitato editoriale e contributor del trimestrale Quaderni d’arte italiana, Treccani, e collabora con Il Sole 24 Ore.




