
Video, durata: 14:24
11 vasi in terracotta
Progetto vincitore della 13a edizione dell’Italian Council

Cloud Catchers
"Duemilacinquecento anni fa, un uomo ordinò che il mare fosse frustato”. Così si apre il racconto di Cloud Catchers, narrato da una voce femminile. La storia si presenta come un arazzo di miti antichi che raccontano il rapporto precario dell’umanità con l’acqua – dalle violente inondazioni alle siccità persistenti, spesso personificate da figure femminili. Intessuti con queste leggende, compaiono frammenti di conversazioni con scienziati, ricercatori e psicologi del clima, che traducono nel presente la complessità nel trovare parole e narrazioni capaci di dare voce alla crisi idrica e alle sue disuguaglianze.
La ricerca di Ingrid Hora nasce da un immaginario ispirato alle fog fences (reti raccogli nebbia), una tecnologia morbida di raccolta dell’acqua di recente sviluppo e attualmente testata in diverse parti del mondo – tra cui Barcellona e la catena montuosa dell’Anti-Atlante in Marocco.
La ricerca si è materializzata in un’installazione video a tre canali, modellata su questa tecnologia e arricchita da interventi scultorei che ampliano il lavoro di Hora con le forme e le rappresentazioni di recipienti utilizzati per condensare e contenere l’acqua: alberi del Drago, ocarine e vasi di fisionomie diverse raccontano la continuità e comunicazione tra i corpi.
Le immagini in movimento, filmate dall’artista sul Mar Mediterraneo, sono editate secondo una coreografia ad alta intensità: rincorrono un ritmo dettato dal flusso incessante di video trovati e raccolti sui social media e su piattaforme scientifiche. Traendo origine dagli sforzi ancestrali che l’umanità ha fatto per dominare l’acqua — attraverso oceani, montagne e cieli — Cloud Catchers tenta di afferrare un presente collettivo, ansioso ed estremo, tracciando i contorni di una trama che può soltanto essere corale.
Cloud Catchers è stato promosso da BAR project in collaborazione con Hangar (Barcellona) ed Eurac Research (Bolzano), con la Fondazione Dar Bellarj (Marrakech)